La camera 101 PDF Stampa E-mail

L’estate è finita. Lello e Clelia hanno prenotato un fine settimana in Sicilia, a Catania, grazie ad un’offerta vacanze vinta al centro commerciale “Le Sole”.

Lello è scontento, la passione con Clelia è svanita ormai da mesi. Il loro sesso non è altro che la macabra ripetizione di movimenti coatti e indifferenti. Le loro discussioni non vanno mai oltre domande e risposte scontate riguardanti i pasti, gli abiti, il lavoro.

Lello ha 35 anni, Clelia 31, sono entrambi giovani e sani ma la vita che conducono, disegnata dalle aspettative di una società alla deriva, li sta piegando con la sua vacuità.

Appena entrano nella stanza dell’Hotel Lello avverte un bruciore alla bocca dello stomaco. Clelia, affacciandosi nella camera che si apre dopo l’angusto ingresso, esulta: “Amore, guarda che bel letto! Sono certa che qui concepiremo il nostro bambino!”

Lello non si stupisce, il dolore al plesso solare lo aveva messo in guardia. Come sfuggire alla dittatura della riproduzione? Lello si stende sul letto che non ha nulla di bello (non è neanche matrimoniale, sono due singoli affiancati) e chiude gli occhi sognando una camera tutta per sé.

Clelia intanto disfa le valigie, ripone il costume da mare, gli abiti leggeri, le riviste da spiaggia, si fa una doccia, accende il decoder e, con il telecomando in mano, si stende accanto a Lello sintonizzandosi su Canale 0 per guardare una replica di “Uomini  e gay”. Lello si gira su un fianco e silenziosamente piange.

“Amore io vado al mare”, lo sveglia la voce acuta di Clelia, “raggiungimi presto, ti aspetto”

Lello borbotta qualcosa e si gira dalla parte opposta. Si riaddormenta cullato dal vociare insensato del televisore. Quando si sveglia è immerso nel rumore bianco, il televisore ora trasmette solo neve che contrasta con il riverbero rossastro delle abajur accese.

Lello chiama ma nessuno risponde, guarda l’orologio: sono le 12, mezzanotte, nessuna luce filtra attraverso le persiane chiuse.

Lello è felice di essere solo, quanto ha dormito? Si siede sul letto e la sua attenzione è attratta dai due quadri appesi alla parete accanto a lui.

Un paesaggio collinare ed un austero uomo di chiesa lo fissano. Si alza in piedi. Spegne il televisore. Sul tavolino trova un messaggio: “Amore, quanto dormi! Ho cenato ed ora sono al Cocktail Bar, raggiungimi quando vuoi”. Appallottola il biglietto e lo getta nel cestino. Si fa una doccia. Torna a guardare il volto dell’austero uomo di chiesa e il paesaggio.

“Amore qui concepiremo il nostro bambino...” ripetono minacciose le parole di Clelia nella sua testa.

L’orizzonte tracciato sulla tela accanto agli occhi di quell’uomo austero che ha scelto la solitudine (che sia in Dio o in una chimera) stimolano la corteccia cerebrale di Lello troppo a lungo stuprata dai centri commerciali, dai pacchetti vacanze, dai programmi TV...

Lello si avvicina alla finestra, scosta le tende trasparenti, apre i vetri e le persiane, respira a pieni polmoni e il dolore al plesso solare non c’è più.

Un balzo e la camera resta vuota.

Anche Lello non c’è più.

La stanza è al piano terra e nel giardino appena innaffiato, ancora per un attimo, si vedono le impronte di Lello che spariscono oltre la siepe, verso l’orizzonte.