La camera 48 PDF Stampa E-mail

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Sono pronta per partire ma non andrò da nessuna parte. È cominciato qualche ora fa: nausea, mal di testa, qualche brivido e poi improvvisa la malinconia ed il pianto.

L’ho riconosciuto subito, è il morbo di Lepelle. Il morbo, isolato nel 2014 dall’omonimo scienziato canadese, miete vittime in tutto il pianeta fin dal 2013. Oggi, nel 2050, il morbo è ancora incurabile anche se meno diffuso degli anni in cui decimò la specie umana.

Il morbo di Lepelle infetta i chakra superiori, aggredisce solitamente il quarto chakra per poi salire rapido fino al sesto. Quando arriva ad infettare il settimo sopravvengono morte e dannazione.

 

Per fortuna la dannazione non è eterna, di solito riguarda un giro di tre o quattro reincarnazioni, abbastanza comunque per pagarla cara e rimpiangere il momento in cui, per un eccesso di frivolezza o di fiducia nel mondo, abbiamo lasciato che il morbo ci attaccasse.

Per i cattolici il morbo è come un secondo diluvio, un flagello di Dio piombato sull’umanità per lavarne i peccati. Secondo i musulmani è un dono di Allah, libera dalla popolazione in eccesso mandando i martiri in un paradiso fatto di atarassia.

Per i pochi laici rimasti è chiaramente un frutto delle leggi cosmiche che reggono l’universo. L’essere umano è un problema per questo pianeta, e il morbo di Lepelle, influenzando le reincarnazioni successive, impedisce che nascano troppi umani.

Grazie alla ricerca scientifica si è scoperto che in seguito al decesso da morbo di Lepelle ci si reincarna in sassi, o in animali invertebrati, solo in rari casi in mammiferi.  Ma la ricerca non si ferma a questo, si studia selvaggiamente per una cura: io faccio parte del team di studiosi di base nell’Africa settentrionale.

Sono otto mesi che analizzo dati  e comparo informazioni qui a Casablanca, otto mesi afosi e faticosi, ed ora che mi stavo preparando a lasciare la mia angusta camera d’albergo per recarmi in Nord Europa dove sono stata trasferita, solo ora mi accorgo che non andrò da nessuna parte eccetto probabilmente nell’inferno della mente, per molti anni, forse millenni. Se mi reincarno in un sasso potrei restare tale anche per 10.000 anni... Non è una bella prospettiva.

Piango. I brividi aumentano. Non dovrei piangere, ogni volta che piango il morbo si avvicina al settimo chackra... so di non aver speranza... Ma la colpa è solo mia, ho preso il morbo dal solito portatore sano.

Lo frequento da sette mesi,  è il caposquadra tra i ricercatori di cure alternative. In questa stessa stanza d'albergo dalla quale ormai non partirò più, abbiamo consumato mesi di calda, intensa passione senza usare nessuna precauzione. Ecco come mi sono presa il morbo.

Anche se ieri ci siamo salutati per non vederci mai più stamattina tra le lacrime ho dovuto chiamarlo per avvertirlo:
"David ho il morbo” gli ho detto tra le lacrime.
“Oh, mi dispiace”.
“Sei portatore sano, dovresti curarti”.
“Io? Ma no, ho fatto le analisi, risulto negativo lo sai, chissà come l’hai preso, mi dispiace...” ripete.
“Dispiace più a me, le analisi te le sei fatte da solo!” singhiozzo tra una soffiata di naso e l’altra, “per me è finita, senti come piango? Ormai il morbosta infettando il settimo chackra, domattina troveranno il mio cadavere, involucro vuoto di uno spirito destinato alla dannazione.”
“Dai baby non farla così tragica, ci metterò una buona parola, lo sai che stiamo sperimentando con un nuovo trasmigatore di anime, vengo lì e ti attacco ad un prototipo di psicopompo, posso impedire che ti reincarni in un sasso, sono certo di riuscire a farti rinascere cane, eh? Che dici? Eh? Che dici?".

Solo a quel punto mi ricordo di tutte le foto che David ha con cani che ho visto spesso nel suo portafoglio. Credevo che fosse semplicemente un amante degli animali, mi aveva detto di aver sempre avuto cani con sé...

“David, io non so se...” ricomincio a piangere, ormai non riesco più a parlare e i brividi mi scuotono tutto il corpo. “Shhh, non ti sforzare bimba, arrivo subito con il prototipo, arrivo."

Quando David entra in camera io non posso già più muovermi, sono cadavere, il rigor mortis sta divorando il sistema nervoso e lo spirito sta per staccarsi dagli involucri impermanenti.

Con il residuo di vista che ancora mi è concesso vedo che David ha in una mano una ventiquattrore  dalla quale escono dei cavi, nell’altra mano ha un guinzaglio con un collare rosa. Poi non vedo più nulla che io possa narrarvi in linguaggio umano.